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    March 31

    La morte del giallo e della fantascienza

    ...???
    Ma quando mai!

    Sto leggendo con interesse, ma anche con sbigottimento, svariati articoli pubblicati su Internet e sui blog di quotidiani online che trattano della "morte del romanzo giallo". Che ci sia una stanca dell'editoria gialla è vero, ma i presunti critici che prendono alla leggera le proprie affermazioni, arrivando addirittura a lodare le fiction televisive ("sono più interessanti dei libri gialli"!), denotano un preoccupante rammollimento della materia cerebrale.

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    Parlare di "gloria della televisione" è un'imperdonabile eresia. Le fiction che ci propinano in TV, gialle e no, sono piene di difetti; trattasi di prodotti che rasentano il dilettantismo, dove gli intenti iniziali (forse non malvagi) si scontrano con la realizzazione, che passa ovviamente attraverso una revisione della sceneggiatura "per non adirare gli sponsor pubblicitari", con il risultato che ai telespettatori viene servita un'insipida zuppa tiepida (siano esse "hard boiled" o dalle tinte rosé).
    Inoltre: sapete perché vengono mandati in onda tutti questi telefilm che sembrano girati in casa anziché dei buoni, autentici film? E' per via dei costi: i prodotti "fatti da sé", nonostante comportino l'impiego di tanti attori e di tecnici e di un sacco di tempo (sprecato!), costano meno dei diritti della messa in onda di pellicole cinematografiche. E così diventa sempre più difficile, per non dire impossibile, potersi godere sul piccolo schermo una valida commedia "classica" - dove la risata non è mai scatenata dalle volgarità - oppure un thriller d'alta classe.

    Si parla anche di una crisi della fantascienza. E' vero. Ma non ci azzeccano niente serie televisive del tipo di Lost o di Doctor Who. Questa crisi è da imputarsi interamente all'accanimento degli editori di voler pubblicare soltanto opere del filone cyberpunk. Non c'entra niente "il cambiamento epocale in corso" e non c'entrano un bel nulla neppure le tecnologie che, sempre secondo questi donchisciotte dello pseudomodernismo, sarebbero troppo avanti rispetto ai mondi descritti nei romanzi di SF. In realtà, se si legge meno fantascienza ciò è dovuto al rimbambimento generale, e non certo al fatto che "il percorso" delle moderne tecnologie sia più interessante di quanto ci viene enarrato dagli scrittori di science fiction! Intendo quegli scrittori che trattano di viaggi interstellari, della colonizzazione di distanti pianeti, di avventure in mondi "concreti" e non in confusi universi virtuali. Basti leggere Il diario segreto di Phileas Fogg del grande Philip J. Farmer.

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    E poi: in che cosa consisterebbe questo "fascino delle moderne tecnologie" e perché si dovrebbe ad esso imputare la colpa - alcuni dicono: il merito - della crisi della letteratura fantascientifica? Io questo fascino non riesco proprio a vederlo. Anzi: più Internet invecchia e più diventa meno interessante. La rete si sta vieppiù trasformando nell'ennesima sfera d'azione dei commenda del neoliberalismo. Riguardo alla ricerca genetica, poi, oggi ci si presenta in qualche modo positivamente perché è agli inizi, ma aspettate quando dovremo pagare le conseguenze delle "innovazioni" che porterà con sé! (Ogni riferimento a New Brave World di Aldous Huxley, profetico romanzo scritto nel 1932, è puramente voluto.)
    Colpa dell'editoria, lo sottolineo. Il cyberpunk è un cane impazzito che ruota su se stesso mordendosi la coda e che, quando finalmente si mette a correre dritto, nessuno riesce a seguire. C'è però la fantascienza "classica" che è interamente da riscoprire e che del resto non ha mai smesso di pulsare: trova infatti riscontro in autori contemporanei (Robert Charles Wilson ed altri; Philip J. Farmer, recentemente scomparso, l'ho già citato, e di cyberpunk nei romanzi di Farmer non c'è assolutamente traccia), i quali ovviamente, appunto per il loro attaccamento a canoni narrativi - diciamo - "convenzionali", trovano poco spazio presso la baronia editoriale, italica e no.

    Allo stesso modo, c'è una giallistica attuale che rimane fedele agli schemi e ai motivi del "mystery thriller" come lo conoscevamo fino agli Anni Settanta, e ci sono persino scrittori a noi contemporanei che ravvivano il genere e addirittura lo nobilitano grazie a un raffinato stile letterario e/o alla verve umoristica (Donald Westlake ci ha già lasciati, ma i suoi romanzi si vendono ancora in tutto il mondo). Io considero "gialli" anche prodotti come Il libro delle illusioni di Paul Auster e Il treno della notte dell'altrettanto impareggiabile Martin Amis. Due autentici capolavori. In particolare Il treno della notte sta al romanzo giallo come Tremor of Intent di Anthony Burgess sta al romanzo di spionaggio: si tratta di opere che innalzano letterariamente, e nel caso di Burgess persino filosoficamente, i rispettivi generi.

    Niente e nessuno tramonta o muore: basta tendere le antenne verso la giusta direzione.

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