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November 14
Con l'uscita di Inseln / Isole per i tipi della Silver Horse Edition, il mio amico poeta-viaggiatore Peter Ettl fa il suo debutto... nella lingua di Dante!
La traduzione è mia. Il libriccino (in tutto sono 27 suoi componimenti, con testo originale + traduzione) può essere richiesto presso questo negozio online oppure sul sito (sempre in tedesco) della casa editrice, ovvero qui.
Ma momentaneamente Inseln / Isole è reperibile persino, finanche, nientepopodimenoche presso Amazon.de. Il costo, anche lì: meno di 7 euro!
Ma chi è Peter Ettl?
May 28 Presto la silloge di racconti horror In Paradiso è scoppiato l'Inferno (by franc'O'brain) come ebook sul sito http://www.ebookgratis.net !
Leggi qui una nuova intervista con l'autore
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April 13 Gli amanti di Pangea
Siamo un granello di sabbia nell’universo. E’ una cosa che già si sa ma che è bene ricordare. Ancora nessuno scienziato ha saputo dare una risposta concreta alla domanda che da sempre ci assilla, ovvero: “Che cos’è la vita e come si sono create le galassie?” Cioè: la materia esisteva prima del Big Bang? E se sì, che cosa c’era prima della materia?
Riflettiamo un attimo sulla fisiologia del nostro pianeta: i continenti poggiano su un fiume scorrevole di fuoco, e anche per questo abbiamo lo spiacevole fenomeno dei movimenti tellurici. Piastre che scivolano e urtano tra di esse, fosse di San Andrea, pozzi neri in fondo agli oceani e quant’altro. Viviamo su una crosta sottile; siamo microbi risultati dal raffreddamento di gas e sviluppatisi nel corso di milioni, miliardi di anni grazie al paziente “lavoro” delle piante, delle foreste – amazzoniche e subtropicali in primis: proprio quelle che oggi stiamo distruggendo... Inoltre, tantissimo del nostro destino dipende dalla direzione del campo magnetico (ci sono stati periodi in cui il campo magnetico è addirittura “caduto”, e ciò potrebbe capitare ancora: se il nucleo del pianeta smette di roteare, sono guai seri!). E non dimentichiamo che alcuni vulcani, per esempio il Vesuvio, sono a rischio di eruzione. Il Vesuvio potrebbe “esplodere” anche domani, ma speriamo di no: il cielo di almeno metà dell'emisfero Nord si oscurerebbe per tantissimi anni, forse addirittura per secoli, con conseguente abbassamento delle temperature… L’evoluzione della nostra razza è un concetto assolutamente da relativizzare, soprattutto se leggiamo le notizie di cronaca e dal fronte della politica. Siamo in realtà delle bestie, e credo che solo una piccolissima parte di noi sia diventata Homo sapiens sapiens, mentre i più sono rimasti Homo sapiens e, evidentemente, ci sono ancora in circolazione tanti trogloditi, tanti neanderthaliani. La “bestialità” della nostra natura è testimoniata anche dalla Storia; consideriamo per esempio i viaggi di conquista e di colonizzazione di terre distanti: abbiamo praticamente scannato popolazioni intere, in America, in Africa, nelle isole del Pacifico, in Oceania…
Tutto questo discorso mi serve per introdurre Gli amanti di Pangea. E' un mio miniracconto che - converrete con me - richiama le atmosfere di certi libri di Edgar Rice Burroughs, Donald Wandrei o, per rimanere agli scrittori contemporanei, Robert Charles Wilson (se non lo avete ancora fatto, leggete, di quest'ultimo, il romanzo Darwinia).
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March 31
...??? Ma quando mai!
Sto leggendo con interesse, ma anche con sbigottimento, svariati articoli pubblicati su Internet e sui blog di quotidiani online che trattano della "morte del romanzo giallo". Che ci sia una stanca dell'editoria gialla è vero, ma i presunti critici che prendono alla leggera le proprie affermazioni, arrivando addirittura a lodare le fiction televisive ("sono più interessanti dei libri gialli"!), denotano un preoccupante rammollimento della materia cerebrale.
Parlare di "gloria della televisione" è un'imperdonabile eresia. Le fiction che ci propinano in TV, gialle e no, sono piene di difetti; trattasi di prodotti che rasentano il dilettantismo, dove gli intenti iniziali (forse non malvagi) si scontrano con la realizzazione, che passa ovviamente attraverso una revisione della sceneggiatura "per non adirare gli sponsor pubblicitari", con il risultato che ai telespettatori viene servita un'insipida zuppa tiepida (siano esse "hard boiled" o dalle tinte rosé). Inoltre: sapete perché vengono mandati in onda tutti questi telefilm che sembrano girati in casa anziché dei buoni, autentici film? E' per via dei costi: i prodotti "fatti da sé", nonostante comportino l'impiego di tanti attori e di tecnici e di un sacco di tempo (sprecato!), costano meno dei diritti della messa in onda di pellicole cinematografiche. E così diventa sempre più difficile, per non dire impossibile, potersi godere sul piccolo schermo una valida commedia "classica" - dove la risata non è mai scatenata dalle volgarità - oppure un thriller d'alta classe.
Si parla anche di una crisi della fantascienza. E' vero. Ma non ci azzeccano niente serie televisive del tipo di Lost o di Doctor Who. Questa crisi è da imputarsi interamente all'accanimento degli editori di voler pubblicare soltanto opere del filone cyberpunk. Non c'entra niente "il cambiamento epocale in corso" e non c'entrano un bel nulla neppure le tecnologie che, sempre secondo questi donchisciotte dello pseudomodernismo, sarebbero troppo avanti rispetto ai mondi descritti nei romanzi di SF. In realtà, se si legge meno fantascienza ciò è dovuto al rimbambimento generale, e non certo al fatto che "il percorso" delle moderne tecnologie sia più interessante di quanto ci viene enarrato dagli scrittori di science fiction! Intendo quegli scrittori che trattano di viaggi interstellari, della colonizzazione di distanti pianeti, di avventure in mondi "concreti" e non in confusi universi virtuali. Basti leggere Il diario segreto di Phileas Fogg del grande Philip J. Farmer.
E poi: in che cosa consisterebbe questo "fascino delle moderne tecnologie" e perché si dovrebbe ad esso imputare la colpa - alcuni dicono: il merito - della crisi della letteratura fantascientifica? Io questo fascino non riesco proprio a vederlo. Anzi: più Internet invecchia e più diventa meno interessante. La rete si sta vieppiù trasformando nell'ennesima sfera d'azione dei commenda del neoliberalismo. Riguardo alla ricerca genetica, poi, oggi ci si presenta in qualche modo positivamente perché è agli inizi, ma aspettate quando dovremo pagare le conseguenze delle "innovazioni" che porterà con sé! (Ogni riferimento a New Brave World di Aldous Huxley, profetico romanzo scritto nel 1932, è puramente voluto.) Colpa dell'editoria, lo sottolineo. Il cyberpunk è un cane impazzito che ruota su se stesso mordendosi la coda e che, quando finalmente si mette a correre dritto, nessuno riesce a seguire. C'è però la fantascienza "classica" che è interamente da riscoprire e che del resto non ha mai smesso di pulsare: trova infatti riscontro in autori contemporanei (Robert Charles Wilson ed altri; Philip J. Farmer, recentemente scomparso, l'ho già citato, e di cyberpunk nei romanzi di Farmer non c'è assolutamente traccia), i quali ovviamente, appunto per il loro attaccamento a canoni narrativi - diciamo - "convenzionali", trovano poco spazio presso la baronia editoriale, italica e no.
Allo stesso modo, c'è una giallistica attuale che rimane fedele agli schemi e ai motivi del "mystery thriller" come lo conoscevamo fino agli Anni Settanta, e ci sono persino scrittori a noi contemporanei che ravvivano il genere e addirittura lo nobilitano grazie a un raffinato stile letterario e/o alla verve umoristica (Donald Westlake ci ha già lasciati, ma i suoi romanzi si vendono ancora in tutto il mondo). Io considero "gialli" anche prodotti come Il libro delle illusioni di Paul Auster e Il treno della notte dell'altrettanto impareggiabile Martin Amis. Due autentici capolavori. In particolare Il treno della notte sta al romanzo giallo come Tremor of Intent di Anthony Burgess sta al romanzo di spionaggio: si tratta di opere che innalzano letterariamente, e nel caso di Burgess persino filosoficamente, i rispettivi generi.
Niente e nessuno tramonta o muore: basta tendere le antenne verso la giusta direzione.

March 28
"Nel fondale di questo canyon cinereo, i liquami emessi da me... dalla sfera del mio io... si mischiano con quelli di innumerevoli altri, poi finiti ad essudare nel contenitore vicino. Il nostro carname racchiude coscienze, ma non tutte sono dotate di un senso razionale: spesso, l'urlo di questi altri è privo di 'parole'; un'oscura, insensata lamentazione, profonda e al contempo stridula."
L'incubo pazzesco di un esperto di torni e fresatrici. Un'odissea nell'universo del dolore, semplicemente inconcepibile per una normale mente umana.
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. March 11 Governi del mondo industrializzato, voi decadenti giganti di cemento e acciaio! Noi siamo il Cyberspace, la nuova casa della Mente. Nell'interesse del Futuro, chiediamo a voi, Uomini del Passato, di lasciarci in pace. Voi non siete benvenuti fra noi. Voi non avete alcuna sovranità dove noi ci incontriamo.
Non abbiamo eletto un governo e nemmeno desideriamo farlo, per cui vi attribuiamo un'autorità non più grande della stessa libertà di espressione. Noi dichiariamo che la società globale che stiamo costruendo è, per sua natura, indipendente dalle tirannie che voi cercate di imporci. Voi non avete alcun diritto su di noi, né possedete alcun mezzo di imposizione che possa intimorirci.
I governi traggono il loro potere dal consenso dei governati o, quanto meno, dalla loro tolleranza. Voi non avete mai chiesto il nostro consenso, né tanto meno ve lo abbiamo mai dato. Noi non vi abbiamo invitati e non tollereremo neppure il vostro regime autoritario. Voi non ci conoscete neppure, come del resto non conoscete il nostro mondo. Il Cyberspace non ricade entro i vostri confini giurisdizionali. Non pensiate nemmeno di poterli edificare come se si trattasse di una cosa pubblica. Voi non potete, poiché il Cyberspace è un processo naturale e cresce spontaneamente attraverso le azioni collettive.
Voi non avete preso parte alle nostre affollate conferenze, così come non avete creato lo stato di salute dei nostri mercati. Voi non conoscete la nostra cultura, la nostra etica, né il nostro codice comportamentale non scritto che dà alla nostra società molto più ordine di quanto voi possiate provvedere attraverso le imposizioni.
Voi avete stabilito che esistono problemi tra noi e che dovete essere voi a risolverli. Con tale pretesto, invadete i nostri recinti. In realtà molti di questi problemi non esistono. E là dove ci sono veri conflitti, là dove avvengono torti, noi li individuiamo e li risolviamo con i nostri mezzi. Stiamo realizzando il nostro proprio Contratto Sociale. Questa forma di autogoverno nascerà secondo le caratteristiche del nostro mondo e non del vostro. Perché il nostro mondo è diverso.
Il Cyberspace è un luogo fatto di transazioni, relazioni e di puro pensiero che si staglia come un'enorme onda nel mare della comunicazione. La nostra è una realtà che va oltre la dimensione corporale; è un mondo, appunto, che si trova dovunque e allo stesso tempo da nessuna parte.
Stiamo creando un mondo dove tutti posso accedere senza privilegi o pregiudizi indotti da razza, potere economico, potere politico, potere militare o luogo di nascita. Stiamo cercando di creare un mondo dove chiunque, da qualsiasi parte del mondo egli provenga, possa esprimere la propria opinione, non importa quanto personale, senza tema che essa non venga ascoltata o sia costretta a conformarsi.
I vostri concetti di proprietà, espressione, identità, movimento e ambiente non sono applicabili nel nostro contesto. Essi infatti sono basati sulla materialità delle cose, mentre qui nulla è materiale.
Le nostre persone non hanno un corpo, sicché, a differenza di voi, noi non possiamo stabilire l'ordine attraverso la coercizione fisica. Noi crediamo che, grazie a un'etica individuale, unitamente al senso della comunità, il nostro progetto potrà emergere e fiorire. I cittadini del nostro mondo virtuale possono attraversare con facilità i confini delle vostre singole giurisdizioni. L'unica legge che loro riconoscono - in conformità alle rispettive culture di provenienza - è la Legge Aurea, sulla base della quale noi speriamo di poter edificare le soluzioni ai nostri problemi. Certamente non possiamo accettare soluzioni imposteci da voi.
Negli Stati Uniti, avete oggi creato una legge per la riforma del sistema delle telecomunicazioni, una legge che ripudia la medesima Costituzione Americana e insulta il sogno covato da uomini come Jefferson, Washington, Mill, Madison, DeToqueville e Brandeis. Questi sogni devono adesso tornare a realizzarsi con noi.
Siete terrorizzati dai vostri figli che vivono in un mondo, il Cyberspace, che voi conoscete appena, e relegate alla burocrazia la vostra responsabilità di genitori perché siete troppo codardi per confrontarvi direttamente con loro. Nel nostro mondo, tutti i sentimenti e le umane espressioni, dalle più basse a quelle più elevate, costituiscono un tutt’uno all'interno della comunicazione globale attuata attraverso bits e bytes. Non possiamo separare l'aria sporca che respiriamo da quella che sostiene gli angeli in cielo.
In Cina, Germania, Francia, Russia, Singapore, Italia e negli Stati Uniti, voi state cercando di tenere lontano il virus della libertà ergendo posti di vigilanza lungo le frontiere del Cyberspace. Tali frontiere terranno lontano il contagio per un breve lasso di tempo ma, in un mondo che si appresta ad essere avvolto dalla comunicazione digitale, è un rimedio destinato a fallire.
Le vostre obsolete industrie dei media perpetueranno la loro decadenza proponendo leggi, in America e altrove, che proclamano sé stesse come depositarie del verbo mondiale. Leggi che renderanno le idee alla stregua di meri prodotti industriali, non più nobili, come quei falsi idoli dorati che, a parole, dite di disprezzare. Nel nostro mondo, qualunque creazione della mente umana può essere riprodotta e distribuita all'infinito senza alcun costo. La diffusione del pensiero non ha più bisogno delle vostre industrie per essere compiuta.
Le ostili e crescenti misure attuate contro di noi ci pongono in una situazione simile a quella dei primi coloni, i quali, amanti della libertà e dell'autodeterminazione, rigettarono l'autorità di un potere distante e arrogante. Benché i nostri corpi continueranno a sottostare alle vostre leggi materiali, dichiariamo la nostra indipendenza dalla vostra sovranità, che non può estendersi alle nostre vite "virtuali". Noi ci moltiplicheremo su tutto il Pianeta in modo tale che nessuno potrà mai arrestare i nostri pensieri.
Fonderemo nel Cyberspace una nuova civiltà della Mente. Che possa risultare più umana e tollerante del mondo creato dai vostri governi!
John Perry Barlow
Davos - Svizzera, 8 Febbraio 1996 March 07
Anche questo è, in qualche modo, horror: lo smarrimento di ogni punto fermo, lo scoprire di essere "alieni", la disperazione di non sentirsi più chiamare con il vero nome, la vertigine provocata dagli sguardi astiosi... "Negro!" Come puoi controbattere alle offese? Forse mostrando il tuo permesso di soggiorno, che magari non ti è stato rinnovato? Sciucrullah è una delle tante brave persone che sono venute in Italia per cercare di rifarsi una vita. Contrariamente al trend attuale, lui vi è arrivato valicando le Alpi. Ed ecco che incomincia a scendere lungo la penisola con, in tasca, la promessa di un posto di lavoro... non sapendo di andare incontro al proprio martirio.
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March 03 Chiarastella, la concorrente di X-Factor che purtroppo il pubblico ha deciso di eliminare dopo solo una settimana, è un'artista già matura che attende solo di affermarsi definitivamente. Il suo percorso artistico (di già prima del reality) è talmente ricco e interessante che vale la pena tener d'occhio quest'artista in vista del suo successo presso le grandi masse.
February 10
Vi siete mai innamorati di una culturista? No? Allora non sapete che cosa vi siete persi! E' un cosmo tutto da scoprire quello del body building femminile, ed entrarvi a stretto contatto farà sicuramente nascere in voi la passione per questa pratica sportiva. E' quanto è accaduto al protagonista della storia ivi narrata. Solo che, a forza di pompare i muscoli, si rischia l'annebbiamento cerebrale.
Scarica e/o leggi STEROID KILLER (file .doc) January 08
Ragazza del popolo sposa nobiluomo. Non è una storia dei tempi passati, ma attuale. Ci sono, ancora oggi, aristocratici di antiche casate che trascorrono il loro dasein rinchiusi in improbabili dimore signorili. Barone Bodoni ("Barone" di nome e di fatto) è uno di questi. Peccato che abbia qualche difettuccio di troppo...!
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January 03
Scrisse romanzi 'pulp-noir' ma anche molti gialli umoristici (Ditelo con i fiori, Qualcuno mi deve del grano, E bravo Dortmunder, ecc.)
E' morto all'età di 75 anni per infarto cardiaco lo scrittore statunitense Donald E. Westlake. Nella sua lunga carriera, Westlake ha pubblicato oltre novanta romanzi, la maggior parte di genere mystery.
Una quindicina di suoi libri sono diventati film. Ha vinto tre volte il premio Edgar. Scriveva usando anche gli pseudonimi Richard Stark, Tucker Coe, Samuel Holt e Edwin West, ma non per nascondersi, bensì perchè temeva che la gente non credesse che fosse in grado di produrre così tanto. La sua inventiva era veramente inesauribile.
Con il suo vero nome ha firmato principalmente gialli umoristici; celebri quelli che vedono come protagonista Dortmunder, ladro geniale ma sfortunato, e la sua sgangherata gang (Gli Ineffabili Cinque).
>> Sito in italiano su Westlake <<
November 02 Il colloquio ha avuto buon esito: Pat Ferroni è stato assunto. Ma che cos'è in realtà la corporation? E quale influenza esercita Aleph, il computer centrale? Utopia grottesco-umoristica, tristemente vicina alla nostra realtà. 'Troppo' vicina. Transits, romanzoOctober 05 Il precario
La ruota gira, gira, gira... Sopra c'è il cielo di un blu ellenico, segato dalla 'silhouette' di un uccello che stride; sotto ci sono fili d'erba elettrici, e anch'essi stridono. E la ruota gira, gira...
Quel giorno, uscendo, Vanz [Venanzio] ebbe un trip bestiale: vide gente attaccata a strani aggeggi, forse minicomputer con cuffie. Non capì. Probabilmente non avrebbe mai capito. Uguale se si trattava di apparecchi comunicatori o per la ricezione di musica: lui non avrebbe mai permesso che il suo cervello venisse shakerato da tanto elettrosmog in una sola volta. Aveva, del resto, altri problemi. Ma non era il solo, come gli suggerì il suo trip: altri si affrettavano verso un appuntamento non dissimile da quello verso cui lui stava andando, in un qualche ufficio-sgabuzzino del Centro Controllo Lavoro. Alcuni - i più, in verità - gironzolavano a coppie o a gruppi, fermandosi ogni tanto di botto per tirare fuori l'aggeggio portatile e gettare uno sguardo al display. Mentre raggiungeva l'automobile, Vanz si volse indietro: aveva l'impressione che qualcuno lo pedinasse, e che quel qualcuno non potesse essere altro che il suo amico o presunto tale Dario. Si fermò addirittura per scrutare meglio tra le facce e non-facce, tra i corpi e gli ectoplasmi che affollavano le strade. Ma di Dario nessuna traccia. E perché poi l'amico o presunto tale avrebbe dovuto seguirlo? Lo ignorava. Presumibilmente la sua era solo paranoia, l'inizio di qualche forma di pazzia... Entrò nel Centro Controllo Lavoro pensando a Dario, che tra l'altro abitava a due passi da lui, e a come Dario per anni avesse fatto il filo a Rosalba, prima che lei si decidesse a mettersi con Vanz. L'amico o presunto tale non sembrava averne fatto un dramma. "In fondo è una fortuna che stia con te anziché con qualche stronzo idiota" aveva commentato. In diverse occasioni erano persino usciti insieme, tutt'e tre, e Dario aveva riso e scherzato; per strada, in pizzeria... Parevano ormai secoli! Dario era sempre stato pronto ad accompagnarli in macchina qua e là... Aveva, insomma, allargato sui due innamorati le sue benevole ali, ali leporelline. Ma Vanz aveva notato nell'amico o presunto tale attimi di perplessità astio rancore. Quello lì aveva ali pipistrelline, piuttosto, altroché! Aveva colto, soprattutto negli ultimi tempi dell'idillio o presunto tale, sguardi sfuggevoli tra Dario e Rosalba... - 45! - urlò la voce dell'impiegata. Era il suo numero, ma non si mosse. - Che c'è? Cos'hai? Stai male? - gli chiese qualcuno. Quel qualcuno, insieme ad altri individui presenti nella vasta, fredda sala d'attesa del CCL, Centro Controllo Lavoro, puntò gli occhi addosso a Vanz. Lui, che aveva bretelle stars-and stripes e un berretto con su scritto 'I love N.Y.', non diede risposta. Se ne stava sulla sua sedia a stringere tra le dita il bigliettino con il numero che avevano appena chiamato. - Ma cos'ha? - chiese l'impegata facendo capolino dalla porta, rivolta agli altri disoccupati in attesa. - La vita lo ha stancato - rispose un uomo sui cinquant'anni; lui stesso aveva un volto che esprimeva rassegnazione. - Se è stanco, dovrebbe tornarsene a dormire - osservò la donna, acida. Poi ripeté, istericamente: - 45! Vanz continuò a non muoversi. - 46! - esclamò allora lei, e un altro disgraziato, sventolando il bigliettino corrispettivo, si mosse verso la porta aperta. L'impiegata lo fece entrare e l'uscio sbatté. Il cinquantenne sospirò, alzandosi. Pian piano, si avvicinò al pallido ragazzo che, tra i risolini, gli sbuffi e i commenti ironici dei vicini di sedia, proseguiva a fissare inespressivo la parete dirimpetto, tappezzata con poster dall'aria vagamente sovietica che reclamizzavano i vantaggi di questa o quell'altra scuola professionale. - Tutto bene? - gli chiese il cinquantenne, ponendogli una mano sulla spalla. Vanz sembrò non udire. Ma avvertì il contatto di quella mano e, spettralmente, si sollevò e si incamminò verso l'uscita. - Ehi, ma dove...? Fuori era estate. Tanto sole e un leggero vento. La città brulicava di presenze variopinte. Soltanto la facciata del palazzo in cui era locato il CCL si innalzava grigia e cadaverica. Il ragazzo si trascinò come trasognato lungo un marciapiede in ombra, fino a raggiungere l'auto parcheggiata. Tirò fuori le chiavi da una tasca dei calzoni, aprì la portiera e, toltosi il berretto, si mise al volante. Per una buona mezz'ora l'auto seguì il traffico del centro; poi si lanciò a manetta sulla superstrada, con i finestrini laterali abbassati. 120... 140... Poteva andare più veloce? Veramente non lo sapeva. Veramente questa non era la sua macchina: gliel'aveva imprestata suo padre. E veramente gli era indifferente sapere quanto indicava il contachilometri: tanto, non sarebbe mai stato tanto veloce da poter riacciuffare i suoi sogni. Oh, e che sogni! Aveva delirato di un mondo tutto verde con il cielo azzurro e il mare pieno di pesci, e una capanna su una scogliera, e dentro la capanna lui e Rosalba, oppure un'altra ragazza come Rosalba. Una vita tranquilla, sana e, sopra a ogni altra cosa, al sicuro dalla 'longa manus' dei potenti. Invece... Invece era stato catturato dagli ingranaggi del sistema. Dopo aver interrotto gli studi universitari per non dover più sentire suo padre lamentarsi di quanto gli costava mantenerlo, si era adoperato per trovare un lavoro, uno qualsiasi. Del resto, anche Rosalba aveva fatto pressione affinché lui si sistemasse. Quanti anni aveva avuto quando si era buttato a capofitto nello stravagante show della "vita"? 21, 22. Ora ne aveva 26. Aveva alle spalle un lungo precariato, con tutto quanto ne consegue: la vergogna, l'infamia e le offese dentro e fuori squallidi uffici che non servono a nulla. O, per essere più precisi, servono proprio a questo: a tenere a bada i perdenti cronici, a non far alzare troppo la cresta ad eserciti di illusi. I suoi sogni: tutte frottole! Nessuno poteva aiutarlo. I cosiddetti consulenti delle agenzie interinali: personaggi truffaldini pieni di prosopopea. Amici ed ex commilitoni: narcisi che si approcciano al magma caotico dell’esistenza con l'entusiasmo di pasciuti zombi. Finanche quel buono a nulla di Dario era riuscito a "sistemarsi": faceva le consegne per una ditta di elettrodomestici e oggi era fiero possessore di una carta di credito. Vanz non possedeva nulla e non aveva nessun posto dove andare. La "magione" paterna, in cui lui così malvolentieri si rifugiava dalle iniquità del mondo, non era che una una gabbia sospesa tra cielo e terra; ottavo piano di un casermone popolare, con il traffico della vicina circonvallazione che faceva tremare le pareti e onde di cherosene che arrossavano le nuvole impigliatesi sulle antenne, sui trasmettitori, sui ripetitori. Non aveva un bel niente. Nemmeno Rosalba era più presente (e forse, per davvero, a quest'ora lei e Dario formavano una coppia); il ricordo dell'amata: polvere di sborra sul maglione. Ma c'è, o potrebbe esserci... qui, oltre la periferia della periferia... guarda quella prateria in miniatura, ad esempio!... c'è, o potrebbe esserci, in mezzo a questi flash che ogni tanto lui coglie con pupille tenebrose... un'oasi dove andare, dove nascondersi, per non dover più sentire il genitore chiamarlo "lavativo". Occhieggiando nello specchietto retrovisore, si accorse che un furgone grigio gli si era attaccato alle costole, o più precisamente al cofano. Vanz accelerò sensibilmente per scrollarselo di dosso, ma il pedinatore non mollò la presa. Un senso di panico si impossessò di lui nel riconoscere la faccia che, dietro il parabrezza scuro, gli ghignava sardonicamente. "Dario!" Nessun dubbio ormai: la sua presunta paranoia aveva finalmente un nome. Ma che diavolo gli era preso al presunto amico, al compagno di giochi dell'infanzia, al vicino di casa che negli ultimi mesi, anzi anni, si era reso latitante e che probabilmente gli aveva soffiato la donna che prima Vanz aveva - in un certo senso - sgraffignato a lui? "Ce l'ha con me? Spia tutti i miei movimenti?" Diede ancora più gas e dopo qualche minuto il furgone iniziò gradualmente a rimpicciolirsi nello specchietto. "Uff! Maledetto...!" Asciugandosi il sudore, tornò a concentrarsi sulla strada. Alla sua destra apparve all'improvviso un luogo straordinario, a lui sconosciuto: una cittadina, anzi un borgo; un borgo cristallino, sviluppato nel classico nucleo detto a “cuneo” o a “fuso d’acropoli” su uno sperone tufaceo, con il castello nel punto più alto a farne da testata. Infilò l'uscita quasi senza rallentare. "Ecco il posto dove voglio vivere" si disse, percorrendo la salita. Un paese antico, quasi completamente tagliato fuori dai retaggi della modernità. Scegliersi come abitazione una baracca, per chiudersi in un fortilizio di sconoscenza voluta, in un silenzio denso come la melma... All'improvviso, una curva a sinistra, nemmeno tanto stretta. Chiunque altro l'avrebbe imboccata agevolmente, ma non a 80 o a 100 all'ora. La macchina si cappottò. Si ribaltò dapprima sull'asfalto, poi nel maggese. Una, due, tre volte. Il cranio di Vanz si infranse mentre la sua autovettura, o meglio l'autovettura paterna, si riduceva a un ammasso di lamiere contorte ancor prima di entrare in fase di rullaggio. Finalmente la macchina si fermò: stette per qualche secondo in sospensione cardanica e poi si capovolse con le ruote oscenamente all'aria. Le folate di vento cessarono all'improvviso e subentrò una calma piatta, terrificante. Mentre si rendeva conto di provare dolore in tutto il corpo, Venanzio vide qualcuno chinarsi su di lui. L'odioso ghigno di Dario gli stridette nel cervello insieme a un uccello che volava a bassa quota. Singultò, un occhio spalancato che si beve il cielo, l'altro mezzo chiuso che fissa di sguincio i fili d'erba secca. E intanto la ruota gira, gira, gira...
franc'O'brain (alias Peter Patti)   August 03 Conosciamo veramente il nostro cane? Il mio barboncino è riuscito dapprima a sorprendermi... per poi gettarmi nella disperazione.
PORTENTO CANINO
di franc'O'brain
(alias Peter Patti)
Quel pomeriggio ascoltavo un disco dei vecchi Genesis mentre Nelson, il mio barboncino, era intento a sbranare un osso stando accucciato vicino una delle casse dello stereo. Ad un certo punto, occhieggiando distrattamente nella sua direzione, notai che le sue mascelle lavoravano con accanimento maggiore del solito. La sua coda batteva sul pavimento. Poi prese a grattarsi l'orecchio destro con la stessa veemenza, in perfetto accordo ritmico con la pariglia basso + drums. Quando arrivò il crescendo di "Magog", prese a ululare. Ululava in italiano, non in inglese come nel disco, e ciò era abbastanza strano; ma la cosa più strana era che io capivo le sue parole! La canzone di Nelson andava pressappoco così:
Prima di tutto non mi va di sniffare i vostri stivali. E poi datemi un osso come si deve, e che sia di dinosauro!
Pensai: "Qui a qualcuno i nervi stanno giocando un brutto scherzo". Decisi di andare a fare jogging ai giardini pubblici, portando ovviamente Nelson con me. Estrassi il compact dall'hi-fi, desiderando ascoltare in cuffia quell'opera impareggiabile (Foxtrot, un album leggendario datato 1972). Stordito dall'improvviso silenzio che inondò l'appartamento, Nelson si immobilizzò e un punto interrogativo gli si disegnò in mezzo agli occhi. Vedendomi afferrare il collare, ringhiò di malumore, ma io mi mostrai irreprensibile e glielo infilai. Dopo appena un paio di minuti eravamo nel parco. Notai che, seguendomi lungo il vialetto, lui si guardava intorno con espressione ansiosa e scontenta; contrariamente al solito, non "marcava" la sua zona, ma sussultava alla sola vista di un altro cane - e si trattasse anche di un meschino chihuahua. Nel pressi della fontana ci puntarono due strabici mastini. A quel punto sobbalzai anch'io: quelle bestie avevano un'aria aggressiva e, per quanto cercassi di individuare il loro padroncino, non ne notai la presenza da nessuna parte. Nelson recalcitrò, tirò il collare. "Vuoi calmarti o no?" lo reguardii, nervoso almeno quanto lui. Il mio amico quadrupede mi fissò come volesse dirmi: "Tu hai la musica che ti calma, ma io?"
Già: avevo la musica. Ne ascoltavo tanta, in casa e fuori, e con il tempo, osservando la reazione di Nelson ai vari compact, mi ero accorto che anche lui, come me, preferiva il prog vecchio maniera, quello più gentile per intenderci: Genesis, Yes, Pink Floyd... Mi chiesi se... Ma no, non era possibile. Adesso comunque avevo, anzi avevamo un problema serio da risolvere: liberarci dei due mastini. In quel caso, la musica non poteva assolutamente esserci di aiuto. Le belve ci piombarono addosso e annusarono con rabbiosa libidine tra le nostre gambe. "Sciò, sciò!" esclamai con ingenua trepidità. Se pensavo che potessi liberarmene in modo tanto semplice, mi sbagliavo della grossa. Sbavandoci schifosamente da capo a piedi, i mastini mettevano in bella mostra le loro zanne e gli attributi genitali. Uno aveva preso di mira Nelson e cercava di montargli sul dorso, mentre l'altro, aggrappato appassionatamente a una delle mie gambe, mi osservava da sotto in su con pupille iniettate di sangue. Fingendomi tranquillo, afferrai il mio amico per la collottola e, pur se appesantiti dalla morsa dei nostri rispettivi spasimanti, riuscimmo a trascinarci verso la panca più vicina. Ci mettemmo seduti e facemmo i morti. Chissà che cosa speravamo! Forse che i mastini si sarebbero stancati di "giocare" con noi e se la sarebbero filata... Loro invece equivocarono il nostro comportamento, scambiandolo per docile accondiscendenza, e divennero più minacciosamente smancerosi. Il "mio", senza smettere di dimenare il basso ventre all'altezza della mia tibia, cominciò a rosicchiarmi amorevolmente una coscia. Ormai credevo che saremmo finiti violentati e sgozzati, quando d'un tratto mi balenò nella testa un'idea curiosa. Mi tolsi la cuffia e, al di sopra delle nuche da ufficiale prussiano delle due bestie, la misi sulle orecchie di Nelson. In quel momento i Genesis stavano suonando "Get'em Out By Friday". Nelson ebbe un sussulto. In seguito all'improvvisa carica adrenalinica, il suo muso si accese di luce ultraterrena. Ed ecco che, pochi istanti dopo, già cantaululava, sulla falsariga del brano rock:
Sgombrate il campo! Smettetela di scocciare chi vi è superiore! Via, andateve via! Abbiamo ben altro da fare che perder tempo con voi!
Non dimenticherò mai la maniera in cui i gemelli killer corrugarono la fronte e, con occhi umidi e caccolosi, si allontanarono al galoppo, emettendo penosi "Càin, càin!". Rimanemmo soli sulla panca in un silenzio quasi assoluto. Cioè: io stavo zitto, mentre Nelson, bontà sua, ora si limitava a mormorare la canzone. Asciugandomi di dosso la bava dei mastini con l'ausilio di fazzolettini di carta (sia benedetto chi li inventò!), mi girai lentamente e lo fissai. Lui mi lanciò un'occhiata di sghembo e parve sorridermi. Con le cuffie sulla testa, aveva un'aria furba e sbarazzina. Pian piano gliele tolsi. "Ma perché?" protestò. Spensi il CD-player portatile e respirai profondamente. "D'accordo" tremolarono dopo un po' le mie corde vocali. "Spiegami: da quando in qua sei in grado di... parlare?" "Mah!" rispose lui, osservando intensamente un cespuglio poco lontano. "Probabile che io sappia farlo fin dalla nascita, solo che non me ne rendevo conto. Dev'essere stata la musica... questa musica... a darmi l'input definitivo." Distolsi lo sguardo da lui spostandolo verso una macchia di vegetazione. "E così" ragionai, "hai imparato a forza di cercare di dare un senso alle vibrazioni sonore che ti arrivavano alle orecchie e che tanto ti piacevano. E, per farlo, hai imitato i suoni che io emetto nel parlare. Ammetterai che per un cane si tratta di un talento portentoso..." Con la coda dell'occhio, lo vidi annuire. Cercai di riflettere razionalmente: mai, prima di quel giorno, avevo notato in lui una qualche insolita peculiarità. E' vero: quando Nelson era stato poco più che un cucciolo, avevo cercato di addestrarlo, costringendolo a eseguire uno o due numeretti da circo; ma i risultati ottenuti erano stati scarsi o nulli. La sua forza - come finalmente scoprivo - risiedeva altrove, ovvero nel cantare con voce spaventosamente umana. Peccato che io fino ad allora avessi scambiato tutti quei suoi tentativi per latrati e mugolii senza senso, magari dettati da una cattiva digestione! Mi rimproveravo di non aver mai notato i piccoli progressi che faceva giorno per giorno... Sì, lo avevo sottovalutato e mi sentivo in colpa. "A che stai pensando?" gli chiesi, carpendo la sua attenzione. "Boh!" sbottò lui, rivolgendomi per una frazione di secondo i suoi occhi a bottoncino. "A niente di particolare. E tu?" Parlava in maniera alta e leggermente rauca. Lo faceva muovendo la sua lingua viola dentro la bocca; dopo ogni frase, tornava a lasciarla spenzolare. Possedeva il mio stesso accento dialettale, con la differenza che lui tendeva ad accentuare le sillabe, alla maniera dei sardi. Mentre un raggio di sole filtrava tra il fogliame e veniva a colpirmi sul viso, compresi di essere praticamente un uomo ricco. Già mi vedevo accompagnare Nelson in talk shows e manifestazioni di ogni genere e, nei panni di suo manager, apporre la firma su contratti assai lucrosi. Il nervosismo accumulato fino a quel momento si scaricò di colpo. Non potei trattenere una sghignazzata isterica, che chetò il berciare dei volatili sopra le nostre teste. Elettrizzato e col segno del dollaro sulle pupille, scattai in alto. "Andiamo!" esortai. Ripercorremmo a ritroso i vialetti del parco in una corsa libera e felice. Mi sentivo talmente bene che distribuivo saluti a tout le monde. Arrivati alla nostra cuccia, diedi a Nelson una porzione extra di Chappy, quale incentivo; quindi abbrancai l'elenco telefonico e mi misi a sfogliarlo. Dopo due minuti parlavo animatamente con il direttore di un'agenzia di management per artisti. L'uomo rimase ad ascoltarmi con molta pazienza e: "Va bene" mi invitò infine. "Lo chiami al telefono e me lo faccia sentire." Lo disse in un tono scettico, come se si aspettasse che io ad un tratto mutassi voce per imitare un cane che cerca di imitare la voce umana. "Vieni, Nelson!" chiamai. Il mio amico stirò le membra e spalancò la bocca in un lungo sbadiglio, ma non si spostò dal suo cantuccio. "Dài!" insistetti quasi rabbiosamente, portando l'apparecchio telefonico verso di lui. "Di' qualcosa." Nelson emise un ringhio gentile e leccò la cornetta. Sentii il mio interlocutore ridere spregevolmente. "Senta" mi disse, "forse il suo cane non è abituato a... conversare al telefono. Venga con lui nel mio ufficio quando meglio lo ritiene opportuno, d'accordo?" Comunicazione chiusa. Riattaccai anch'io e, chinandomi su quel fredifrago d'un barboncino, volli esprimergli tutta la mia delusione. "Nelson, Nelson" m'imbalbettai. "Perché non hai detto un cazzo di niente? Non ci pensi che possiamo diventare ricchi? Che potremmo fare la dolce vita? Immaginati le montagne di cibo per cane, immaginati le centinaia, anzi migliaia di barboncine con tanto di pedigree..." Nessunissima risposta. Gli puntai l'indice sulla fronte e: "Pum!" feci. Nelson sembrò ridere e mi diede una leccatina alla mano. Trascorsi l'intero pomeriggio a cercare di cavargli di bocca una parola o quantomeno una sillaba, ma era come dare testate a un muro. Lo presi con le buone, poi passai alle cattive, ritrovandomi a smadonnare come non mai. "Lo so che in fondo non sei un cialtrone, lo so che non ti piace il ruolo del mangiapane a tradimento. Dunque parla! O almeno canta!" Così lo imploravo piagnucolando, mentre lui sonnecchiava con le cuffie alle orecchie. E poco dopo sbraitavo: "Devi dire qualcosa!" Lui sussultava. Allora, guardando i suoi occhi in via di lacrimazione, mi emozionavo e lo lasciavo in pace, per riprendere però alcuni minuti più tardi con maggiore lena. Ma nothing, nada. A sera eravamo entrambi stremati e con i nervi a fior di pelle. Sembravamo due cornamuse sfiatate. Dormimmo poco e male, ognuno rincantucciato nel suo sepolcro. Il mattino seguente non ci furono le solite manifestazioni d'affetto tra di noi ma solo guardi astiosi e offesi. Io misi subito su un CD dei Genesis - stavolta facendoglielo sentire senza cuffie - e aspettai che lui cantasse o almeno mormorasse qualcosa, però nisba. Provai dunque con gli Yes, poi addirittura con gli arcaici Moody Blues... Spensi lo musica, lo presi in braccio e lo coccolai, discorrendo con lui come si fa con un amato fanciullo. Nessuna reazione, se non occhiate liquide che manifestavano la sua mortificazione. A quel punto lo scossi con rabbia e lo respinsi disprezzosamente. "Non ti darò niente da mangiare finché non avrai pronunciato almeno una fottuta parola di senso compiuto!" Rimasi per ore sprofondato nella vecchia poltrona, in trucido silenzio; ma fu un'attesa inutile. Il cedimento arrivò verso mezzogiorno. Piansi come un tapino. Infine mi lasciai cadere sulle ginocchia e tornai a parlargli, cercando di mantenere sangue freddo. Gli spiegai che la mia, la nostra situazione economica non era delle più rosee, e di nuovo gli prospettai la possibilità di viaggi piacevoli e orge sibaritiche. Lo adulai, lo accarezzai... Per tutta risposta, Nelson mugolò a denti stretti. Era palese che non capiva quel che volevo, o faceva finta di non capire. Lasciandogli intendendere che eravamo della stessa razza, anzi addirittura uguali, mi rotolai con lui sul pavimento e mangii Chappy dalla sua ciotola. Ma nemmeno così potei cavare un ragno dal buco.
Sono trascorsi tre mesi. Ormai entro ed esco da un istituto specializzato nella cura e riabilitazione di malattie nervose. Di giorno sono preda di una spossatezza che si alterna con un'agitazione morbosa, di notte soffro di un'insonnia tormentata dalle più nere fantasie. Pian piano inizio a sospettare che i medici abbiano ragione: il cervello deve essermi andato di balta. Loro parlano di allucinazioni acustiche e visive. E difatti: come diavolo si fa a credere che un cane possa parlare? O addirittura cantare? Eppure... Ogni tanto, il mio sguardo incrocia quello di Nelson e colgo una strana luce nei suoi buffi occhi. E' come se intendesse comunicarmi: "Sono contento così e mi dispiace che tu non lo sia. Non incaponirti: è questa la nostra vita. Facciamocela bastare!" In tali momenti, il mio volto si impietrisce in un sorriso da paresi. Eccoci qui, penso: un uomo e il suo migliore amico dentro la prigione del loro amore. Sorrido, sorrido... Mentre vorrei urlare. July 20 Chi ha seguito la mia attività di scrittore, avrà notato che ho sospeso (momentaneamente?) la pubblicazione di testi horror. Il motivo è che nella vita di ciascuno di noi irrompono periodi contrassegnati dall'orrore: quello autentico, che quasi sempre ha la facoltà di lasciarci senza parole o, se si vuole, di essiccare l'inchiostro della nostra penna. La morte violenta e improvvisa di uno dei nostri cari, l'aver accettato un lavoro umile e duro che avrebbe dovuto essere uno stratagemma di sopravvivenza e invece assomiglia sempre più all'Highway to Hell, il dolore immenso e assoluto del nostro compagno (della nostra compagna), accompagnato dai segni della vecchiaia precoce sul suo volto e nel suo spirito, lo stato d'animo abbattuto e sfiduciato di nostri amici e conoscenti che hanno avuto il coraggio di aprire una qualche attività che avrebbe dovuto renderli liberi e che ha finito per tradirli, scavando profonde rughe sulle loro facce una volta sorridenti... Tutto questo, sì, porta orrore, è orrore, e viene da alzare i pugni al cielo e inveire contro gli dèi e urlare: "In culo anche la Letteratura!". Ogni tanto si intravede un raggio di sole e intuiamo: "Non bisogna abbandonare le speranze, non devo dire di no alla vita". Perché forse - forse - le cose si aggiusteranno, le nubi si diraderanno - o, come cantavano i Dire Straits: "There should be sunshine after the rain". Intanto però il danno è fatto, la ferita sanguina, gli occhi sono tirati in giù, la schiena è spezzata e chissà se riusciremo di nuovo a chinarci per raccogliere i fazzolettini di carta inzuppati di lacrime che segnano il cammino di chi ci precede. E' questo l'orrore vero: non la vita ma la sua assenza; questa non-vita con la brutalità dei suoi artigli e delle sue zanne. Quando impareremo a scrivere di tutto ciò, quando saremo capaci di esprimere il velenoso miscuglio di pazzia socialmente organizzata e di atavici mostri che albergano nella nostra stessa ombra, quando riusciremo a fronteggiare l'imprevisto, a sopportare la sofferenza nostra e altrui, ad accettare il lato più oscuro e probabilmente ineluttabile dell'umana esistenza, saremo finalmente scrittori e uomini; più grandi e più autentici di qualsiasi autore di horror e generi limitrofi. May 17
Qualcuno mi ha mischiato il virus del raffreddore, ma non è questo il peggiore dei mali al risveglio dalla lunga kermesse "birresca": c'è anche un brutto mal di testa da registrare... Ieri sera ci si è incontrati, me e gli amici di fab, dentro al capannone della 'Frühlingsfest' ("Festa primaverile" della birra) di Wasserburg, che è assolutamente paragonabile all'Oktoberfest di Monaco, solo - ovvio - di dimensioni più ridotte. Già nel "Zelt", nel tendone, molti sono andati fuori di testa, alle note della band (o "Musikkappelle") che furoreggiava dal palco addobbato con i colori bianco e azzurro della Baviera. Un distaccamento scelto di noi si è poi trasferito nella vicina discoteca, e lì ne sono accadute di cotte e di crude. In mezzo alla massa di ragazzini che erano anche loro fatti (più che di birra, di 'alcopops' e di chissà che altre sostanze), ci siamo messi a ballare/saltare con Markus e Benjamin che avventavano strofinamenti e io e l'irriconoscibile Ioannis a ridere a crepapelle. In un momento di improvvisa lucidità, mentre i bicchieri e i boccali che erano sul nostro tavolino volavano a terra (ma se ne è accorto qualcuno?), ho pensato che un tipo qualsiasi, solo con meno scrupoli di me, di noi, potrebbe facilmente farsi una scorpacciata di queste deliziose bambine... bambine, sì: altro non sono... le quali sera per sera affollano la discoteca e si sballano in maniera paurosa.
Ad un certo punto ci siamo persi di vista, poi (verso le due del mattino) finalmente ritrovati... quasi tutti: di Markus infatti non c'era più traccia. Lui, Stakanov culturista che dichiara di avere, come unico hobby, la propria donna e la propria figlia, era il più "partito" del gruppo, e ha cercato a più riprese di innescare una rissa, scegliendosi comunque come "avversari" alcuni soggetti ormai non più di questo mondo. Lo abbiamo cercato ovunque, su, giù, in fondo ai cortili e finanche all'ombra dei camion dei giostrai (per vedere se non si fosse addormentato per terra), ma niente da fare: era sparito. Probabilmente procedeva parallelamente a noi, o appena davanti, aprendosi varchi nella folla con la sua massa muscolare alla velocità di uno schizzo impazzito. Spero tanto per lui che non abbia combinato casini e/o che gli uomini della 'Security' lo abbiano lasciato in pace. Dovevo accompagnare a casa con la mia auto Ioannis e Benjamin, ma quest'ultimo ha deciso in extremis di restare insieme a Sandra (ragazzina tosta, capace di sembrare lucida nonostante avesse consumato come e più di noi). Ho detto dunque a Sandra di prendersi cura di Benjy e di non farlo bere più (lui mi ha ringraziato con un bacio umido e nicotinico sulla guancia) e mi sono recato insieme a Ioannis verso la macchina: operazione difficile, dato che lui ondeggiava con faccia da zombi e cercava a ogni passo di deviare verso un locale all'aperto dove la Festa della Birra continuava a impazzare. Lasciatici alle spalle i caroselli dalle luci colorate, abbiamo ritrovato la mia "Camilla" e, con Ioannis che voleva sapere da me quello che Benjy e Markus avevano combinato di sopra insieme a Timo (episodio di semi-rissa nelle latebre celesti del locale 'Universum', scena che mi son goduto divorando un panino al tonno), e mentre io gli raccontavo di come Daniel prendeva a schiaffi la sua ragazza per "spiegarle" le ragioni del suo assenteismo ("Che colpa ne ho io se Irina e tutte le altre mi corrono dietro?"), ho portato l'amico-collega su per la stretta serpertina del colle Burgau fino a casa sua, dove lo attendevano (o forse non più!) moglie e tre figli. Poi, stando bene attento a non incappare in un controllo della polizia (decine e decine le patenti ritirate in questi giorni...) sono ritornato a casa. In altri tempi mi sarei invece ricatapultato ai luoghi del "divertimento", ma persino io ho certe regole da rispettare.
Mi sono risvegliato oggi alle tre di pomeriggio con il cranio spaccato in due... Cosa prevedibile e prevista. April 20
Nella polverosa nursery di colui che un giorno conquisterà il mondo, accadono cose portentose. Ma l'atmosfera fiabesca è, già fin da adesso, intrisa del Male.
Scarica e/o leggi La casetta a Hafeld (file .doc) January 04
Una creatura grottesca, ma dal DNA umano. Ecco che sbuca... sta
sbucando... è sbucata. E non da un sepolcro squarciato, ma da una comune,
innocua culla. Come reagisce l'umanità a fronte di una presenza tanto
imbarazzante?
Il racconto "Pac-Man" è stato linkato anche sul
blog Sborror (TM) October 06
 Sulla sabbia del Pianeta Rosso strisciano strane creature: la prova evidente che quel mondo non è affatto disabitato e che potrebbe anzi diventare la base per impiantarvi una colonia terrestre. Il problema è che non tutti possono vedere questi... questi... gastropodi?
Il racconto "Eclissi" è stato linkato anche sul blog Sborror (TM) July 01 Enri: una delle figure più drammatiche di emigrati italiani da me mai incontrate durante la mia odissea all'estero. La sua risata era disperata, come quella di un asino sciancato...
Per leggere il mio racconto su Enri ("Yellow Ridens"), clicca qui. Il file è in formato .doc
June 02
Peter Patti: Città dell'Alfabeto
(a.k.a. Alphabet City)
Ora in edizione cartacea... Versione rivista e ampliata.
Hardcover, 122 pagg, formato 15x23 cm. Prezzo: €16.00 Disponibile anche l'eBook (.pdf): €2.50
www.lulu.com Independent publishing / Skuro Connection
Come sopravvivere in un mondo completamente impazzito? Alvo, il protagonista di Città dell'Alfabeto, si aggrappa all'amore, alla cultura, ai valori che vigevano durante la sua gioventù. Ma intanto ci sono i problemi di dove andare a rifugiarsi la notte, del dissetarsi, dello sfamarsi... e quelle strane gallette che chiamano "Rusky" e che vengono distribuite gratuitamente non acquistano certo un sapore migliore se si pensa con quale materiale vengono prodotte! Sulla bolgia dell'antica New York (ora una megalopoli che, similmente a una piovra, stende i suoi tentacoli sull'intera East Coast) regnano Mister Info e il Transputer Qasar, il megacomputer centrale. La rivolta sembra trovare posto solo su Ombre Contro, un e-journal presente nei canali clandestini di Hypernet... Finché la giostra non si mette a girare.
"... se questo romanzo di Peter Patti venisse reso cinematograficamente ad es. da una Troma Co., quella che ha prodotto l’Uomo Tossico per intenderci, sarebbe il più grande tecno-trash del mondo." (Stefano Donno)
http://www.lulu.com/content/898741 May 06
L'orchestrina eseguiva Le Quattro Stagioni all'aperto. Si mise a piovere, ma loro finirono di suonare (anche se in "accelerando") e poi i musicisti si separarono...
La musica, il fumo e un amore vaporoso.
Citazione
Transits
Iu-uuuh! Finalmente un lavoro. E che lavoro! Pat Ferroni quasi non crede alle proprie orecchie quando gli annunciano che è stato assunto. Ora ha un comodo impiego in una multinazionale. Nella multinazionale.
Featuring: Aleph, l'elettrocervello che tutto vede e tutto sa.
Le picaresche avventure di un Don Chisciotte e un Sancho Panza odierni nella Russia postsovietica. Ronald Reagan lo battezzò "Impero del Male", ma fu la fine del comunismo a scatenare in quelle lande i veri orrori. In fondo, però, cos'altro è la Russia di oggi se non lo specchio distorto in cui l'Occidente può vedere il proprio volto prossimo futuro?
Della serie 'Pianeta Rossija - il ghiaccio della follia '.
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